Approccio di difesa dalla mosca bianca

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Ciclo biologico della mosca bianca 

La cosiddetta mosca bianca delle serre (Trialeurodes vaporariorum) appartiene alla famiglia degli aleuroidi e attacca la pagina inferiore delle foglie alimentandosi della linfa con conseguenti ingiallimenti e deperimenti dei tessuti a cui seguono vistose defogliazioni.
Sull’abbondante melata emessa dalle forme giovanili si sviluppa la fumaggine che imbratta la vegetazione, rendendo le piante non commerciabili.

Il Trialeuroides v. compie un numero svariato di generazioni, in funzione delle condizioni ambientali, con accavallamento dei diversi stadi di sviluppo.
Gli esemplari adulti li troviamo per lo più su giovani germogli, mentre le larve e i pupari spesso sotto le foglie più vecchie.

La femmina, durante le 3 - 6 settimane di vita, è in grado di deporre fino a 250 uova (da 4 a 7 al giorno) a piccoli gruppi. Dopo circa 10-13 giorni di incubazione nascono le neanidi, che si disperdono sulla pianta per colonizzare nuove parti vegetative. Le neanidi completano il resto del ciclo passando attraverso quattro stadi preimmaginali e i nuovi adulti compaiono dopo circa 30 giorni. 

Difesa

Nelle serre è innanzi tutto necessario realizzare le colture in ambienti non infestati.
Per eliminare i focolai bisogna distruggere tutte le piante spontanee presenti all’interno degli ambienti di coltivazione, provvedendo eventualmente ad un trattamento fumigante prima di realizzare nuove colture oppure utilizzare Prev-Am. Inoltre, al fine di eliminare anche i possibili focolai esterni, bisogna distruggere la vegetazione spontanea presente nelle immediate vicinanze delle serre.
Nel caso in cui le infestazioni in serra raggiungano livelli medio-alti è bene eseguire una fumigazione.
La lotta chimica diretta contro le fasi giovanili dell’insetto è difficoltosa perchè in questa fase è protetto da abbondante materiale ceroso e melata, che impediscono all’insetticida di colpire per contatto.
La scalarità delle ovideposizioni e il susseguirsi delle generazioni hanno come conseguenza la contemporanea presenza di diversi stadi di sviluppo che rendono impossibili trattamenti di azzeramento della popolazione.
I risultati sono perciò sempre parziali e di breve durata.
Per questi motivi la lotta chimica va rivolta principalmente contro gli adulti e le neanidi della prima età che sono maggiormente vulnerabili e impostata utilizzando il più possibile interventi di tipo preventivo.

La lotta chimica tradizionale si basa sull’utilizzo di diversi prodotti; di seguito alcuni principi attivi  utilizzabili:
Acetamiprid (Epik); Buprofezin (Applaud); Cipermetrina; Clorpirifos (Dursban, Terial); Deltametrina; Etofenprox (Trebon); Fluvalinate (Klartan); Imidacloprid; Lambda-Cialotrina (Karate); Pimetrozine (Plenum); Piriproxifen; Thiamethoxam (Actara); Tiacloprid (Exemptor, Epik).

Tra i prodotti biologici ricordiamo: Prev-Am, Azadiractina A, estratti di piretro.
I migliori risultati si ottengono mettendo in atto strategie di rotazione dei principi attivi da integrare, quando possibile, con opportuni accorgimenti tecnici ed agronomici volti a limitare l’azione del fitofago (lancio di insetti utili, trappole cromotropiche).
È quindi importante utilizzare accorgimenti preventivi.
In un ottica di lotta biologica va ricordato l'utilizzo di Prev-Am (notevole potere abbattente, che non dà resistenza - resistance breaker - ed è abbinabile con sistemici; da utilizare comunque sempre prima del lancio di insetti utili).

Per quanto riguarda l’uso di insetti utili, lanci ripetuti di Encarsia formosa, Encarsia pergandiella, o di Macrolophus caliginosus, insieme all’indigena Encarsia tricolor possono riuscire a controllare le infestazioni nelle serre dove viene limitato l’uso degli insetticidi fogliari non selettivi.
Interventi di soccorso, eseguti con la coltura in atto, devono prevedere 2-3 irrorazioni fogliari ravvicinate (una ogni 7-10 giorni) con insetticidi a largo spettro del tipo dei Piretroidi.

L’uso di Intercept nel substrato si inserisce ottimamente sia con la lotta chimica tradizionale che con quella biologica/ integrata .
Specialmente quando seguito da interventi con Piridine, Intercept non influenza negativamente la sopravvivenza degli insetti predatori e, grazie alla sua particolare azione prolungata, consente di mantenere costante nel tempo l’azione sistemica propria dei Neonicotinoidi, che va a colpire gli stadi protetti dell’insetto che normalmente sfuggono alle applicazioni fogliari.