Gestire calpestio e usura del tappeto erboso

21 ottobre 2019
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Gestire calpestio e usura del tappeto erboso e del prato

Mantenere uniforme la qualità di un tappeto erboso è molto difficile quando vi è passaggio ripetuto di mezzi e persone perché il calpestio e l'usura che ne derivano possono rovinare la superficie inerbita. 

Il calpestio infatti genera degli effetti che possono portare al diradamento fino alla scomparsa della copertura erbosa. Per fare un esempio, è esattamente ciò che si succede quando si forma un sentiero o una pista battuta per il passaggio di persone, mezzi o animali. Questa azione di passaggio comporta 2 effetti:

  1. la compattazione del suolo
  2. i danni meccanici alla vegetazione.

La compattazione del terreno

Il suolo compattato sviluppa delle condizioni inospitali per le piante perché crea un substrato con scarsa capacità di ossigenazione, ritenzione idrica ed alta resistenza meccanica all'azione delle radici. Spesso questa situazione genera da terreni molto bagnati: l'azione dell'acqua fa scorrere alcune particelle del terreno fino a ridurne estremamente la porosità. Un terreno in queste condizioni diventa difficile da ricolonizzare da parte delle piante circostanti o le piante residue faticano a sopravvivere. Se vi riescono, mantengono apparati radicali estremamente superficiali che permettono anche la colonizzazione da parte di infestanti a ciclo stagionale breve. La soluzione del problema passa sempre attraverso una decompattazione del suolo. 

I danni meccanici alla vegetazione

Il passaggio ripetuto causa vati tipi di danni meccanici alle piante del tappeto erboso, che presentano caratteristiche diverse. 

Danni intensi posizionati random

Qui ricadono quasi tutti i danni da attività sportiva: l'intervento in scivolata di un calciatore, lo zoccolo di un cavallo che galoppa o il pacchetto di mischia di una squadra di rugby, creano dei danni intensi e localizzati. Il caso limite è quello in cui partite di calcio o rugby vengono disputate durante o subito dopo una forte pioggia su terreni pesanti e non ben drenati: spesso in questi casi il danno coinvolge anche il terreno, richiedendo la risistemazione del suolo dislocato e a volte una risemina. In molti casi le piante rimangono vive quindi un riposizionamento tempestivo permette il riattechimento. L'uso eccessivo di rullature per il ripristino del suolo può determinare l'aggravamento dei problemi di compattazione.

Danni dovuti a ripetizione localizzata del trauma 

Gestire questo tipo di situazione è molto più complesso. Un esempio classico è la posizione del portiere della squadra di calcio, la cui posizione insiste prevalentemente al centro dei pali della porta. In questi casi, oltre al probabile insorgere della compattazione del terreno, si deve fronteggiare la rottura meccanica di parti di pianta, con la perdita dell'attività fotosintetica, o nei casi peggiori alla distruzione dei tessuti da cui la pianta può produrre nuove foglie e radici.

Le varietà d’erba che reagiscono meglio al calpestio

A parità di stimolo meccanico le piante reagiscono in modo diverso a seconda delle caratteristiche varietali e fisiologiche. La tolleranza allo stress da usura è determinata da una combinazione di resistenza all'usura e capacità di recupero.

Sono implicati fattori anatomici e morfologici. In generale, le specie e le varietà che meglio resistono a calpestio e usura sono quelle che hanno:

  • una corona più bassa e quindi protetta dal terreno
  • cellule e tessuti più robusti
  • una moderata propensione all'infeltrimento che ammortizza i danni meccanici
  • un comportamento aggressivo grazie alla tipicità della propria attività vegetativa
  • apparati radicali profondi e sviluppati e posseggono quindi una maggiore capacità di ripresa dopo i traumi

Va tenuto in considerazione che i danni sono decisamente maggiori per i tappeti erbosi giovani, per i tessuti di nuova produzione e nei prati concimati stimolati da idratazioni troppo rapide e di breve durata.

Azioni agronomiche per contrastare lo stress da usura

Dal punto di vista manutentivo le possibilità sono diverse ma riconducibili a 3 punti chiave:

  1. Prevenire e combattere la compattazione. Ove possibile distribuire il traffico con rotazioni di utilizzo. Favorire il drenaggio superficiale.
  2. Scegliere le specie più adatte e resistenti al calpestio nelle semine ex novo e nelle rigenerazioni.
  3. Mantenere il prato più in salute possibile, con concimazioni bilanciate e ricche di potassio per promuovere la crescita di radici profonde e tessuti robusti. Gestire oculatamente l'irrigazione, evitando idratazioni solo superficiali e promuovendone l'approfondimento nel suolo.

Le buone pratiche agronomiche possono (e devono) essere sostenute dall’uso di prodotti che le supportano e favoriscono:

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